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Piemonte caprino VS COVID 19

Ebbene sì, sono piemontese. Nonostante mio papà sia emiliano e mia mamma mezza francese. Nonostante la mia cadenza lombarda. 

Anche se vivo nelle marche ormai da 4 anni, sono fiera di dire ‘vengo dal Piemonte’ e cercare di far capire che Verbania esiste, Domodossola, quella della D, è una città e sì si trovano entrambe in Piemonte. Il mio Piemonte, quello delle risaie, del vino “nero” da barbera e da nebbiolo e del vino moscato, il Piemonte del cioccolato gianduia, del vitello tonnato, del crudo di Cuneo e di grandi formaggi. Il mio amato Bettelmatt, la robiola di Roccaverano, il Raschera, il Taleggio, il Gorgonzola, …

In Piemonte si contavano a dicembre 2019: 136186 bovine da latte, 1817 bufale, 82481 pecore e 62040 capre (dati ISTAT). 

In Piemonte inoltre i pascoli alpini si estendono su oltre 305.000 ettari, circa un terzo della superficie agricola regionale (sito internet Regione Piemonte).

Questo è lo stesso Piemonte che si trova al terzo posto per numero di contagi da COVID 19, che ha gli ospedali al collasso e che già dai primi giorni di lockdown registrava importanti perdite economiche oltre che di vite umane. 

La Giunta Regionale ha deliberato in data 3/04/2020 che verranno assegnati 1.550.000 euro di contributi in più sul bando 2019, per l’insediamento di giovani agricoltori, attraverso i fondi del PSR 2014-2020. La “liquidità” complessiva risulterebbe così pari a 3.350.000 euro, permettendo di finanziare anche quei beneficiari che, anche se ammessi in graduatoria, non potevano accedere ai contributi per mancanza di finanziamenti. Dovrebbero essere poi in arrivo altri 7,8 milioni di euro a sostegno di oltre 1.900 aziende agricole piemontesi, che avevano presentato domanda di finanziamento attraverso i bandi 2019 del PSR 2014-2020.

L’assessore piemontese all’Agricoltura e Cibo, Marco Protopapa, ha inoltre lanciato un appello ai rappresentanti della GDO per sensibilizzare all’acquisto di prodotti delle piccole e medie aziende agricole piemontesi all’interno dei supermercati.

Siamo in un momento dove la difesa del nostro territorio è essenziale per il futuro economico di tutta la popolazione piemontese e riteniamo che anche la GDO in questo momento debba fare la sua parte” ha detto l’assessore.

Per quanto riguarda il settore lattiero caseario Protopapa ha proposto il cosiddetto patto del latte che prevede di rimandare le valutazioni delle condizioni del conferimento e ritiro del latte e di prolungare gli accordi in vigore per altri due mesi. Inoltre per far fronte all’emergenza COVID 19, la Regione consente l’invio di siero di latte agli impianti autorizzati per la produzione di biogas.

Ma cosa sta succedendo nei nostri caseifici agricoli?

Vi porto l’esempio di due aziende agricole piemontesi basate sull’allevamento caprino, settore tra i più in difficoltà in questo periodo.

Ca’ nel Bosco si trova in Val Sessera in provincia di Biella, è gestita da Giampaolo e Barbara e comprende anche un agriturismo. Causa emergenza COVID 19 ovviamente la coppia è stata costretta a chiudere la struttura ricettiva. Con lo stop a mercati e spostamenti, l’unico sistema di vendita è diventato quindi quello delle consegne a domicilio, nelle quali però, purtroppo, Giampaolo e Barbara stanno trovando fortissime difficoltà. Nonostante questo i proprietari di Ca’ nel Bosco non si fermano, ma continuano a lavorare, mungere, caseificare e accudire le loro caprette, i cui bisogni sono sempre al primo posto. Nella speranza di una ripresa generale non troppo lontana, la coppia cerca di produrre più formaggi da stagionare, ma da far, ci auguriamo tutti, presto assaggiare e apprezzare.

In provincia di Cuneo, in Val Maira, si trova invece l’azienda agricola i Ciabrie. Visto lo stop a fiere e mercati a cui solitamente partecipava nei weekend e vedendo sempre meno persone spingersi fino al loro punto vendita durante la settimana, Laura si è attivata da subitissimo con la vendita a domicilio. Le consegne sono gratuite, non prevedono un minimo d’ordine e avvengono un giorno a settimana. Nei restanti Laura concentra lavorazione del fresco, degli stagionati, nonché le cure per le sue amate camosciate delle Alpi. 

Ma cosa significa per un caseificio agricolo attivarsi con le consegne e rispettare tutte le norme? Significa correre. Significa che anche tutta l’attenzione che già si usava nel lavoro non basta più. I tempi si allungano. I prodotti devono essere toccati, pesati, imballati, maneggiati, trasportati, con mille volte più cura di quella che già si aveva. Significa combattere. Significa non fermarsi.

Nonostante la stanchezza, lo sconforto e forse anche un po’ di incredulità nel pensare che una cosa così minuscola come un virus stia rivoluzionando le nostre vite, Laura ringrazia proprio di non essersi fermata.

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