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Il mondo cambia pelle, si ristabiliscono priorità e si riscoprono i veri valori

La catastrofe epocale che stiamo vivendo coinvolge inevitabilmente tutte le aziende, comprese quelle agricole.

Alcuni comparti della produzione primaria come ad esempio gli ortaggi ed il prodotto fresco in generale non hanno neppure intrapreso il raccolto.

Con i mercati chiusi, le fiere bloccate ed i supermercati ed i punti vendita che permettono ingressi centellinati le vendite si sono drasticamente ridotte di oltre il 70%.

Il consumatore finale punta sull’acquisto esclusivo del bene primario, la “risorsa rifugio”, come farina, lievito, zucchero, latte, prodotti da forno.

Risultato di questa tendenza, è il divario che si crea tra le aziende, come i mulini, che avendo contestualmente ridotto la forza lavoro, si trovano nell’impossibilità di soddisfare la domanda; e le realtà, produttrici di beni secondari, sono sull’orlo del fallimento.

Altri comparti come ad esempio il caseario e le aziende di trasformazione ed invasettamento si sono attrezzate per la vendita online e la consegna a domicilio, promuovendo tale opportunità attraverso le piattaforme social, Facebook in particolare.

Ed ancora, si punta sull’e-commerce, nei limiti del possibile, sezione di vendita integrata all’interno dei propri siti, opportunità di vendita a cui non tutte le realtà si trovano già predisposte.

E’ per questo che ci stiamo trovando in una fase di “reset”, in cui versatilità è la parola d’ordine, insieme alla capacità di reinventarsi, per non rimanere indietro, per limitare la conta dei danni quando l’emergenza sarà finita e si ritornerà alla vita di sempre.

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