Un evento rivolto a tutto il pubblico sensibile e interessato alla natura e alla conoscenza delle realtà produttive del latte e formaggio.

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Decalogo per turisti agricoli alle prime armi

Allora, pronti? Gli open days dei Caseifici Agricoli sono dietro l’angolo. Per tanti saranno giorni pieni di “prime volte”, e allora ecco un piccolo decalogo semiserio per facilitarvi la vita.

  1. Le scarpe. Dimenticate Lady Gaga e il piccolo Lord, i caseifici solitamente non si trovano al fondo di corridoi di marmo. Godetevi la passeggiata, guardandovi intorno e cercando le connessioni tra quel che vedete, quel che calpestate, e quel che assaggerete.
  2. Gli odori. Il latte appena munto, la cagliata, il siero, la ricotta e il formaggio stagionato: tante storie olfattive diverse, e non è detto che tutte vi piaceranno. Imparate a distinguere e non abbiate timore ad avvicinare il naso a quel che non conoscete. Nei caseifici il naso racconta (e ricorda) molto più degli occhi.
  3. Mungere. Se ve ne danno la possibilità, provateci. Capirete meglio, capirete la fatica (di chi munge) e la pazienza (di chi viene munta). Imparerete per bene da dove inizia tutto. Sul piano dell’intimità con un animale che avete appena conosciuto, farete da zero a mille in un minuto e anche quel pochino di imbarazzo vi servirà a capire.
  4. Le stalle. Sono luoghi impegnativi (non le abbiamo citate alla voce Odori, ma va da sé). Soprattutto sono casa “loro”. Non prendete iniziative, chiedete il parere dell’allevatore prima di fare gesti stravaganti, e in linea generale muovetevi più o meno come si muove lui. Se sono ricoveri di ovini o caprini sono meno complicati (ma attenti ai maschi). Se sono stalle bovine cercate sempre lo sguardo degli animali. Non (solo) per poesia (hanno occhi meravigliosi), ma per evitare di trovarvi troppo vicino al loro di dietro. Fidatevi, è un ottimo consiglio.
  5. Assaggiate: tutto quel che potete ed in particolare i formaggi appena fatti, le ricotte, il latte appena munto. Quello che l’indomani, magari dopo una notte nel vostro frigorifero, non sarà più lo stesso. Assaggiate tutto, sempre: quando si tratta di cibo la teoria non basta.
  6. Acquistate, pensando lungo. I formaggi stagionati si possono regalare a Natale, quelli freschi che vi sono piaciuti di più possono accompagnarvi per qualche giorno ancora. Non è il compleanno di qualcuno, a breve? Provate un dono alternativo. Non avete, a breve, una cena di quelle in cui “ognuno porta qualcosa”? Il formaggio è la soluzione ideale, se evitate di dire che l’avete fatto voi.
  7. Le foto. Non esagerate. Fatene, se proprio non riuscite a trattenervi, ma ricordate che spesso fotografiamo e non guardiamo, non fissiamo nella mente quel che sta succedendo, pensando che la foto lo farà per noi. Ma alle foto, per dirla con De Gregori, si sovrapporranno quelle di chissà chi altro, mentre il momento di cui non abbiamo goduto non tornerà.
  8. Vicino al caseificio c’è sicuramente un paesino che non conoscete, un borgo un po’ ritirato, una piccola scoperta da fare. Datevi tempo, scoprite un pezzettino di Italia rurale di cui non sospettavate l’esistenza.
  9. Attaccate bottone. Con gli altri visitatori, con i casari, con gli abitanti della zona. Raccontate e fatevi raccontare. Scoprirete tanti universi e vi farà piacere lasciare a loro un po’ del vostro.
  10. Non vi stancate. Tornate a casa, dal “vostro” caseificio, in leggerezza, non come se aveste fatto chissà quale impresa epica. Così, a breve, vi verrà voglia di visitarne un altro.

© Cinzia Scaffidi

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