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Alpeggio e Turismo / terza parte

La visita in alpeggio per assistere alla lavorazione del latte è certamente una meta preferenziale legata al turismo rurale. Non sempre però è facile ne scontato predisporsi positivamente a questo tipo di servizio, complementare e integrativo alla commercializzazione diretta o meno, dei prodotti. Se organizzato e condotto con cura professionale (cioè con la stessa passione e attenzione con cui ci si dedica all’allevamento e alla caseificazione) può produrre una serie di effetti moltiplicativi sulla reputazione dell’azienda, tale da aumentarne quasi inevitabilmente i clienti e le vendite. Si tratta però di un “lavoro” impegnativo e spesso, per le realtà aziendali piccole e disagiate (quasi tutte quelle legate all’alpicoltura estiva di montagna), impossibile. Eppure potrebbe essere un’importante occasione di sviluppo, soprattutto per chi vive l’alpeggio in zone di grande pregio naturalistico anche se marginali rispetto ai grandi flussi turistici delle mete famose.

In ogni caso due sono i requisiti fondamentali: avere un prodotto d’indubbio valore qualitativo e dedicare energie alla sua promozione.

Qui di seguito alcuni consigli nati dal punti di vista di chi – per professione – cerca di favorire l’incontro tra aziende e turisti.

1) Chi è il turista del formaggio?

Riconoscere quale tipo di turista ha bussato alla porta della tua azienda può essere importante e fondamentale per tanti motivi. Innanzitutto potrai capire cosa raccontare della tua azienda, del tuo prodotto, della vita dei tuoi animali. Raccontare come nasce un formaggio può essere molto complesso oppure molto semplice: dipende chi è colui al quale ti stai rivolgendo. Possiamo definire due gruppi:

A) Il turista generico capitato in alpeggio per caso e per pura curiosità, magari accompagnato da tour operator o guide poco specializzati nel settore del turismo rurale. Devo dire che non sono i clienti migliori: spesso si accontentano di un pranzo semplice e di spiegazioni veloci e superficiali. Stanno vivendo una giornata diversa combinando una passeggiata con una buona polenta in alpeggio. Probabilmente non hanno grande interesse al vostro lavoro e meno ancora al vostro formaggio. Latte crudo o pastorizzato, sieroinnesto o fermenti, crosta lavata o fiorita, sono per loro dettagli innocenti mentre per voi che lavorate da anni per ottenere un gran formaggio sono tutto.

Ecco, le premesse perché questo tipo di turista possa trasformarsi nel vostro “agente pubblicitario”, cioè in colui che vi farà conoscere in una cerchia di persone interessate e competenti sono molto deboli. Difficilmente da questi tipi di incontri potrà nascere una relazione significativa e arricchente per entrambi. Di contro è facile accontentarlo: poche informazioni generiche, visita veloce all’alpeggio, assaggio del formaggio più disponibile al momento della visita.

B) Il turista del gusto: più acculturato e informato del precedente, spesso sa già cosa andrà ad assaggiare. Viaggia fino ai vostri territori per saperne di più, per verificare e testare “alla fonte” il prodotto magari già acquistato nel negozio gourmet della sua città. Viene da voi per raccogliere notizie, curiosità, segreti, aneddoti relativi al vostro formaggio. Il vostro incontro lo arricchisce: se ne farà narratore raccontandolo come un evento esclusivo che ne ha saputo catturare la curiosità e stimolare la fantasia. A questo tipo di cliente non penso sia opportuno proporgli visite in gruppi numerosi. Sarebbe preferibile soddisfare la sua curiosità in modo molto immediato favorendo uno scambio di informazioni diretto e continuo. Riesce bene con un gruppo di 6/8 persone affiatate e ugualmente competenti. Bisognerà dedicargli più tempo, ovviamente, approfondendo anche gli aspetti più tecnici, innovativi e sperimentali del proprio lavoro.

E’ prevedibile che voglia assaggiare tutta la gamma di prodotti ,e cosa ancora più importante e apprezzata, nelle loro diverse stagionature. Potete prevedere anche un rapporto “quasi” alla pari, confidenziale, proponendogli una novità che state sperimentando – o una stagionatura particolare – e discutendone insieme gli esiti, compresi, senza alcun imbarazzo o preconcetto – eventuali imperfezioni e difetti. Anzi, sono proprio queste esperienze straordinarie che si fissano nella sua memoria in modo indelebile, specialmente se davanti a lui parla il casaro – che conoscendo i “segreti” più riposti del formaggio, può rivelarne particolari sconosciuti. Insomma, si tratta di sviluppare l’arte del coinvolgimento: una strategia infallibile per trasformare il turista del formaggio in un ambasciatore competente della vostra azienda e del vostro prodotto. segue…

© Luigi Ranzani

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