Un evento rivolto a tutto il pubblico sensibile e interessato alla natura e alla conoscenza delle realtà produttive del latte e formaggio.

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Alpeggio e Turismo / quarta parte

Riprendiamo il filo su come proporre il caseificio come luogo interessante per il turista rurale.

2) Come promuoversi

Un prodotto fortemente localizzato e tipico come il formaggio d’alpeggio ha bisogno di essere promosso insieme al territorio d’origine, ovvio. Quindi i contatti locali, in primis, sono fondamentali e non devono essere sottostimati. Devono poter creare un rete di conoscenze reciproche, stimate e fidate, dove l’alleanza tra diverse realtà è la premessa per un costruirsi una buona reputazione e un buon successo. Ecco, per punti, alcune azioni possibili:

  • individuare chi sono le strutture e le persone a cui i turisti si rivolgono per avere informazioni
  • è importante che l’azienda sia percepita dai residenti come una destinazione di cui essere fieri, un posto verso cui indirizzare amici e parenti
  • rafforzare l’alleanza nella logica della reciprocità (win-win)
  • sviluppare una rete di alleanze nel territorio ha un doppio effetto positivo: aumenta sia le vendite in caseificio sia quelle attraverso i canali tradizionali, perché è facile aumentare la reputazione locale del prodotto se i consumatori residenti si trasformano in promotori inconsapevoli e spontanei
  • a questo scopo è utile che l’azienda contribuisca alle iniziative locali dimostrandosi partecipe e attiva nella vita sociale del luogo
  • organizzare degustazioni a tema, incrociando anche prodotti diversi ma ugualmente rappresentativi del territorio e interessanti da raccontare (formaggi/pani; vini; confetture; mieli etc.)
  • lavorazione dimostrativa: accurata e completa; possibilmente iniziando dal pascolo, attraverso la mungitura, cottura, salatura fino alla cantina di stagionatura
  • prevedere la permanenza a tavola dei visitatori (oppure organizzandola in struttura amica/partner con menù a tema dedicato ai visitatori)
  • degustazione dei prodotti: accurata, ben presentata, con la maggior gamma di lavorazioni e stagionature diverse (in alpeggio è importante proporre quelle della stagione precedente)
  • importanza di presentare nella degustazione tutti prodotti locali, dal pane al formaggio al vino selezionandoli tra i produttori con cui si è stabilito un rapporto di reciprocità. Se vuoi allargare l’offerta a latticini che non produci metterci la stessa cura e invita i turisti alla visita del “concorrente”: molti produttori pensano che sia controproducente distribuire informazioni riguardanti la concorrenza mentre, al contrario, una promozione coordinata e concertata rafforza l’immagine positiva del territorio, del marchio e di chi lo produce.
    L’idea di vincere da soli è illusoria dove in un campo come quello del turismo gastronomico l’unione sempre di più fa la forza. Presentandosi all’interno di un gruppo, sia esso consorzio o associazione, coerente, e in un paesaggio composito fatto di bellezze naturali e artistiche, di ricettività, servizi, enti accresce di molto la capacità di fidelizzare il cliente e attrarne di nuovi.

3) Il ruolo dei mediatori

Spesso – come tra l’altro avviene anche nel turismo del vino – si può considerare l’opportunità di delegare l’organizzazione della visita e la degustazione in alpeggio o in caseificio a guide escursionistiche specializzate e competenti coordinate con tour operator selezionati in base al target di riferimento. Questo perché è più facile che il visitatore trovi motivi d’interesse maggiore a muoversi se, insieme alla visita dell’azienda gli viene proposta anche una o più attività complementari che arricchiscano la/e giornata/e (escursione a tema, visita alle architetture tipiche, ai monumenti etc.).

Si tratta d’una evoluzione dell’ospitalità dell’azienda verso aspetti creativi e didattici che rispondono al nuovo bisogno dei turisti di vivere il viaggio come un’esperienza unica e partecipata, dove il ruolo del mediatore non si esaurisce nel “portare clienti” ma nel preparare un servizio turistico completo. Se la Guida ne ha capacità e competenza può interagire nella presentazione/narrazione biografica del formaggio alternandosi al casaro a cui verrà riservata la parte più tecnica e soggettiva della visita. Ovviamente non ci può essere improvvisazione: le cose da dire vanno concordate; la guida non è imbonitore, né un animatore di villaggio turistico: sempre più emergono figure molto preparate e specializzate, con conoscenze non superficiali di cultura locale, botanica, storia sociale etc.

Come già detto prima e, come sempre nella storia sociale delle Alpi, l’alleanza e la fiducia reciproca sono indispensabili. Anche per vendere un buon formaggio!

© Luigi Ranzani

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